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Faeto Eolico: I Comitati contro l'eolico selvaggio mettono ora in risalto una serie di studi condotti sul fenomeno 

Faeto, 14.11.2005 - A proposito di eolico, riportiamo alcune considerazioni ed alcuni commenti rilasciati, tra l’altro, da eminenti studiosi del settore sulla problematica.

1. Innanzitutto un eminente studioso del settore Lester R. Brown (presidente dell'Earth Policy Institute e fondatore e presidente del World Watch Institute), massimo esperto mondiale di energie rinnovabili, alla precisa domanda: "A fronte dei tanti che sostengono l'energia eolica, molti altri vi si oppongono. A loro dire, i siti eolici deturpano esteticamente l'ambiente e l'energia prodotta è costosa e difficile da trasportare. Qual è la sua replica?", così risponde: “… Per la produzione di energia eolica si utilizzano regioni scarsamente popolate e ricche di vento, come le grandi pianure del Nord America, il nordovest della Cina, la Siberia orientale e le regioni della Patagonia in Argentina. Se a ciò viene aggiunto il potenziale del mare aperto, l’energia eolica potrebbe soddisfare non solo i fabbisogni di elettricità del mondo ma tutte le necessità dell'energia globale.” (Vedi 'Avvenire' 24/7/2004, p. 3);

2. “Arrivare a produrre con il vento l’1,2% del totale dell’energia consumata in Italia, riducendo di solo l’1,6% le emissioni totali di CO2 equivalente attraverso l’installazione di oltre 5000 torri eoliche alte fino a 100 metri, non vale la pena se questo significa aggredire in modo indelebile i caratteri culturali, agricoli, turistici e paesaggistici del territorio con costi economici ed ambientali incalcolabili per il Paese…”. Così si esprime nel 2001 la Coldiretti, dalla voce del suo Presidente Paolo Bedoni;

3. “Oggi in Italia, con l’eolico,  facciamo una frazione infinitamente piccola dell’energia necessaria per far funzionare il nostro mondo civile. Se si vuole dall’eolico un apporto energetico fondamentale per il nostro Paese, di queste torri eoliche dovremmo farne non delle centinaia ma delle migliaia, e forse anche delle centinaia di migliaia”. Questa la sarcastica dichiarazione del prof. Carlo Rubbia;

4. Gli impianti eolici
Se consideriamo i vari possibili rapporti che un’opera può avere con il paesaggio circostante, vediamo che gli impianti eolici hanno un rapporto di dominanza, cioè tale da incidervi molto pesantemente. È evidente quindi che possono essere collocati in luoghi che non hanno attualmente un grande valore paesaggistico. Ad esempio, nella pianura olandese o danese possono divenire con il tempo, anche per un effetto di superdominanza, degli elementi caratteristici (come lo sono i mulini in Olanda), ma in aree già paesaggisticamente interessanti, armoniose ed equilibrate avrebbero un effetto disastroso.
Come collocare gli impianti eolici tenendo conto del paesaggio?
Va fatta preliminarmente un’analisi paesaggistica di tipo qualitativo. In tal senso i paesaggi sono suddivisibili in base alla loro qualità in quattro principali categorie:

- callitòpi: aree aventi eccezionale valore (ad esempio un lago alpino o la forra di un torrente);
- callitipi: aree avente un generale elevato valore (ad esempio una valle alpina, un’area collinare con insediamenti tradizionali e priva di espansioni edilizie caotiche);
- normotipi: aree di comune valore paesaggistico (aree urbane non degradate, aree agricole di pianura);
- cacotipi: aree degradate o con insediamenti caotici.

Si può poi compilare indicativamente una tabella dei rapporti opera - paesaggio ammissibili in tali classi di paesaggio.
Va da sé che né in aree di eccezionale valore (callitopi) o di generale elevato valore(callitipi), né nelle loro adiacenze è opportuno collocare impianti eolici. Arch. Roberto Barocchi docente di Architettura del paesaggio;

5. Al giorno d’oggi i mulini a vento sono costituiti da torri d’acciaio alla cui sommità è posto un rotore che è azionato dalle pale di un’elica che cattura l’energia cinetica del vento. Il rotore trasferisce l’energia al generatore

di corrente alternata producendo una potenza anche di 2 MW (in relazione alle dimensioni delle pale e alla pressione esercitata dal vento); mediamente le macchine eoliche raggiungono i 75 metri di altezza (50 metri di torre + 25 di pala) producendo circa 0,6 MW. Sono comunque in arrivo macchine da 107 metri (67+ 40 di pale).
Il funzionamento avviene per velocità del vento comprese tra i 4 metri al secondo e i 20-22 metri/sec. Sotto i 4 metri e sopra i 20/22 metri/sec la macchina non produce perché si ferma (interviene un meccanismo di sicurezza).
L’energia eolica erogata risulterà relazionata all’intensità del vento per i valori ricordati sopra, quindi risentendo dell’intermittenza del vento (che difficilmente possiede un moto lineare) non riuscirà a garantire le medesime condizioni di affidabilità dell’elettricità convenzionale.
L’ENEL e le nuove società, in base al decreto Bersani (79/99) devono dimostrare di essere collegate ad una quota di produzione elettrica da fonte rinnovabile pari almeno al 2% della propria produzione elettrica totale; è per questo che nel novembre ’99 sono stati introdotti i “certificati verdi”. Il produttore, o l’importatore, deve detenere la quota, corrispondente almeno al 2% di certificati verdi.
Poiché il valore dei certificati verdi prescinde dalla fonte di energia rinnovabile utilizzata  la scelta degli operatori non poteva che concentrarsi sulla produzione eolica che a tutt’oggi appare la più economica.
Occorre ricordare, poi, che il collegamento alla rete di una quota di potenza intermittente superiore al 10-15% della potenza totale dei generatori convenzionali che sostengono il carico nazionale creerebbe la condizione ideale di black-out; sulla rete elettrica italiana, il limite di accettazione di potenza intermittente si va a situare intorno ai 5000-6000 MW che diventa, quindi, il limite cumulativo di penetrazione.
Se ne desume che le energie rinnovabili alternative non potranno essere poste in grado di realizzare economie di scala necessarie per raggiungere la competitività.
Perché l’eolico è diventato un business? Perché si sommano gli incentivi in conto capitale, i fondi regionali strutturali UE con il guadagno derivante dalla vendita dell’energia e il valore finanziario dei certificati verdi.
Ecco che quindi proliferano le richieste di concessione per impianti eolici che vanno a determinare una situazione distorta che condanna il nostro Paese a non avere una distribuzione equilibrata di produzione da fonte rinnovabile; manca una strategia di lungo e lunghissimo periodo.
Riassumendo sinteticamente: l’eolizzazione intesa ancorché come fonte rinnovabile di energia, non inquinante quindi, non può essere accettata per la mancanza assoluta di ecocompatibilità.
Evidentemente attualmente prevalgono logiche massificanti legate esclusivamente al profitto, ancorché inserito in un mercato talmente “libero” da essere monopolizzato e maneggiato in modo soltanto speculativo.
Con l’eolizzazione non si risolveranno né i problemi energetici né la riduzione dei gas-serra ma si andrà a distruggere, come già si sta facendo, uno tra i più bei paesaggi del mondo. Da un rapporto dell’Università di Pisa;

6. Quelle che seguono sono alcune parti di un articolo apparso recentemente sul prestigioso giornale tedesco Der Spiegel dal titolo “LA SMANIA DEI MULINI A VENTO ovvero dal sogno di una energia ecologicamente pura alla sovvenzionata distruzione del paesaggio” in cui si traccia una cronaca dell’affare eolico in Germania.
I danesi hanno già da tempo iniziato la marcia indietro: da due anni hanno praticamente cancellato ogni ulteriore sviluppo dell'energia eolica. La motivazione del governo: siamo già oltre lo scopo che ci siamo prefissi, inoltre le sovvenzioni sono troppo costose.
In Germania da una parte si trovano i cittadini che non partecipano alla pioggia delle sovvenzioni, i proprietari di piccole villette che a causa dei numerosi mulini a vento sono diventate ormai invendibili. Dall'altra parte ci sono i fautori dell'energia eolica. Spesso si tratta di personalità locali in pensione come direttori di caseifici, dirigenti di casse di risparmio oppure uomini politici comunali in accordo con i contadini i cui terreni sono necessari per gli impianti. Dietro a loro si nasconde sempre un grosso imprenditore del settore, come per esempio la Plambeck Neue Energie AG di Cuxhaven. Per indurre i comuni a dare la loro benedizione ai nuovi progetti, spesso ricevono una modesta percentuale del ricavato. Si usa anche stornare ai comuni somme di fondazioni e di lasciti, per poi ottenere i necessari permessi.
Oltre al maggiore prezzo pagato alla corrente eolica, lo Stato viene massicciamente incontro agli investitori con facilitazioni fiscali. Nel primo anno, questi possono detrarre il capitale investito fino ad oltre il 100 % dalle

imposte da pagare. Pertanto succede che almeno metà del capitale investito ritorna all'investitore. Solo più tardi, quando il vento soffia come desiderato, dovranno pagare annualmente le tasse sul guadagno. Secondo un esperto queste manovre hanno fatto perdere al fisco dal 1997 circa 1,1 miliardi di euro se si applica il tasso normale.
Si tratta della speranza di una regione di spiccare il volo e trovare tanti posti di lavoro grazie a furbi venditori di vento, compiacenti amministratori comunali e stanchi funzionari sempre comunali, che ne hanno fatto una questione di arricchimento e corruzione. E si tratta della crescente resistenza della popolazione che ha dovuto rendersi conto della propria impotenza di fronte a un'industria protetta dalla legge e fortemente sostenuta dal governo. Una simile situazione si ritrova da tutte le parti del paese.
Nei Comuni si diffonde un senso di impotenza. E se non riescono ad evitare questi brutti mostri, che almeno rendano ai vari Comuni. Per questo motivo gli operatori hanno inventato dei contratti favorevoli, nella speranza di riconquistare così la benevolenza dei cittadini, rasentando il problema della corruzione. Per esempio, un Comune tedesco trarrà dei vantaggi dal contratto proposto dall'operatore riguardante la "gestione". In base a questa proposta l'operatore pagherà al Comune una somma per l'uso delle strade comunali (uso che normalmente è libero) o per lo spostamento di alcuni cavi.  Il vantaggio per il Comune: 180.000 euro subito e in seguito altri 44.000 euro all'anno, finché i complessivi undici impianti fra circa 8-9 anni cominceranno a rendere al fisco. A queste condizioni l'operatore può costruire i suoi impianti in base ai propri progetti.
Quando si tratta di costruire nuovi impianti, in molte parti del paese si agisce così per "curare il paesaggio politico". Operatori e Comuni hanno sviluppato vari e fantasiosi sistemi per concludere contratti a loro favorevoli. Per esempio: è molto ben mirato il piano di costruire parchi eolici proprio sui campi agricoli di cui sono proprietari vari membri del Comune.
Se il vento soffiasse regolarmente e se tutte le pale potessero lavorare simultaneamente, la produzione di energia eolica potrebbe coprire oltre il 15 % del consumo. Ma questi sono valori puramente teorici. Le misurazioni di una società hanno dimostrato che durante l'anno 2002 il vento ha soffiato con sufficiente forza per coprire il 50 % della produzione prevista per tutte le pale, soltanto durante 36 giorni. Durante 150 giorni la produzione è stata del solo 10% dei dati teorici. Durante alcune giornate calde estive il vento è stato così debole che l'energia eolica prodotta era quasi nulla. Quando in autunno abbiamo pochi giorni di tempesta, la produzione può aumentare fino all'80 o anche al 90%. Dunque il margine è enorme, dice un tecnico della rete elettrica. E le previsioni che ci forniscono regolarmente servono fino ad un certo punto, perché sono affidabili soltanto per 24 ore. Tuttavia, dato che capitano giornate in cui non arriva alcuna energia eolica, i distributori devono accumulare in riserva grandi quantità di energia eolica esistente in teoria, nel loro normale sistema di distribuzione. Nei loro documenti interni si legge che per ogni megawatt di energia eolica bisogna avere a disposizione una riserva di 800 - 900 megawatt. Tecnicamente ciò non rappresenta un problema, però riduce notevolmente il valore ecologico dell'energia eolica, e soprattutto è una forte spesa. Il solo intervento di bloccare prontamente chiuse e singoli impianti comporta una spesa di alcune centinaia di milioni di euro all'anno, sempre secondo i documenti interni delle società. I critici dichiarano che simili calcoli sono alquanto esagerati. Comunque sia, questi fatti aiutano ad aumentare la bolletta energetica del singolo cliente, mentre le società fornitrici possono scalare parte delle spese per la distribuzione, e fanno abbondante uso di questo sistema. Alla fine dell'anno scorso hanno aumentato la loro tariffa del 10%, motivando questa decisione con il crescente sovraccarico della rete dovuto all'energia eolica.
Alcuni mesi fa il Ministero Federale dell'Economia ha ordinato uno studio approfondito sul problema a tre noti Istituti per l'Economia. I risultati dell'inchiesta sono brillanti e mettono in dubbio - come principio fondamentale -  il  progetto  ecologico-economico  di  prestigio   della  parte politica. Paragonato al volume degli incentivi, recita il lavoro degli scienziati, l'effetto ecologicamente positivo dell'energia eolica è relativamente modesto. Dal punto di vista dell'economia generale, un eccessivo incentivo all'energia eolica potrebbe addirittura avere conseguenze negative sul mercato del lavoro.

I Comitati Provinciali contro l’eolico selvaggio
Liberiamo il Vento
di Faeto (FG), di Montecalvello Troia (FG),
di Alberona (FG), di Bovino (FG),

 

 

Le normative

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