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L'influenza del NAFTA
Casi di influenza suina vengono ormai riportati in Honduras, Costa Rica, Brasile, Argentina, Austria, Tailandia, Israele, etc. Impossibile seguirne le tracce.

L’H1N1 si apre la sua via nel mondo attraverso una diffusione di tipo gerarchico. Attraverso la rete mondiale di trasporti sta rimbalzando secondo una gerarchia di città definite dalla loro dimensione e dal loro potere economico, nonché dal loro grado di connessione con Città del Messico, la città internazionale più prossima al focolaio iniziale. Non è un caso che New York e San Diego sono state tra le prime città ad essere colpite. Il virus si sta diffondendo anche attraverso il contagio, allargando il suo raggio d’azione all’interno di ogni nuova nazione colpita.

In effetti solo pochi casi sono stati riportati al di fuori del Messico. Ma l’influenza, a differenza della SARS, può trasmettersi prima che i suoi sintomi appaiono, e non c’è modo di fermare l’H1N1 adesso. A New York al momento vengono riportati centinaia di casi.

E’ chiaro che più paesi vengono colpiti, più è probabile che il virus trovi brecce nell’armatura epidemiologica del mondo. Il nuovo ceppo può sviluppare la necessaria spinta epidemiologica quando raggiungerà quei paesi le cui infrastrutture di sanità pubblica sono sottosviluppate o indebolite da programmi di aggiustamento strutturale. D’altro canto, può già essere accaduto da tempo. E’ dall’inizio degli anni 80 che il Messico ha subito da parte del FMI imposizioni di riduzione dell’ infrastruttura sanitaria e veterinaria.

Una trasmissione incontrollata in aree vulnerabili incrementa la mutazione genetica con la quale il nuovo H1N1 può sviluppare caratteristiche che accelerino la trasmissione e intensifichino la virulenza. Nel diffondersi su una tale grande area geografica l’H1N1 in rapida evoluzione entra anche in contatto con una crescente varietà di ambienti socioecologici, tra cui specifiche combinazioni locali di infrastrutture prevalenti, copertura vaccinica e antirale, e organismi ospitanti.

In questo modo, secondo il tipo di crescente selezione epidemica, il nuovo H1N1 può meglio esplorare le sue opzioni evolutive. Una serie di varianti, ognuna più trasmissibile della successiva, può evolversi in risposta a condizioni locali e di conseguenza diffondersi. Per quanto riguarda il sottotipo H5N1, fino alla scorsa settimana la superstar dell’influenza, il reassortant Z [Reassortant: Virus che contiene due o più pezzi di acido nucleico da genitori diversi – ndt ], il ceppo di tipo Qingchai, e il ceppo di tipo Fujian, tutti battevano altri ceppi locali di H5N1 nell’emergere a livello regionale e, per quanto riguarda il ceppo di tipo Qingchai, a livello continentale. Più mutazione fisica e genetica è stata prodotta nello spazio geografico, minore è il tempo in cui un’infezione trasmissibile si evolve. L’H1N1 probabilmente si fa più insidioso proprio mentre si diffonde.

Le variazioni di H1N1 possono accumularsi a partire da mutazioni delimitate nel suo genoma. Ma la variazione genetica può anche prodursi da ciò che viene chiamato riassorbimento.

Il genoma dell’influenza è segmentato. Quando due ceppi di influenza infettano lo stesso organismo, i ceppi possono scambiarsi segmenti quasi fossero giocatori di carte al sabato sera. La maggior parte di “mani” genomiche non dà risultati, ma di tanto in tanto l’equivalente virologico di una scala reale emerge ed ha la meglio su tutte le altre mani. Quel virus vince la competizione su tutti gli altri.

I primi rapporti hanno identificato le fonti del genoma del nuovo H1N1 come ceppi che hanno infettato esseri umani, uccelli, e maiali, sia in Nord America che in Europa. Dunque è importante notare che l’espressione “influenza suina” è erronea. Questa influenza è piuttosto un reassortant di umani, uccelli e maiali. Queste origini straordinariamente complesse della nuova influenza – secondo gli organismi ospitanti e le regioni geografiche – ci dicono qualcosa sulla capacità dell’ attuale influenza di usare diverse specie ospiti e gettare ponti molto lunghi tra diverse popolazioni di bestiame.

Prima di tutto, sappiamo che l’industria agroalimentare sta migrando verso il Sud Globale per cogliere I vantaggi della terra e del lavoro a basso costo (vi ritorneremo sopra). Ma le compagnie sono anche impegnate in sofisticate strategie societarie. L’industria agroalimentare sta diffondendo la sua intera linea di produzione in tutto il mondo. Ad esempio, la CP Group, con sede in Tailandia, ora il quarto più grande produttore di pollame del mondo, gestisce allevamenti di pollame in Turchia, Cina, Malesia, Indonesia e Stati Uniti. Ricava il mangine da India, Cina, Indonesia e Vietnam. Commercia in capi di bestiame vivi e sta espandendo il suo raggio d’azione geografico.

Le nuove configurazioni agiscono da cuscinetto contro la possibile capacità del mercato di punire le inefficienze della grande impresa.

Ad esempio la CP Group gestisce allevamenti in joint-venture in tutta la Cina, producendo 600 milioni dei 2,2 miliardi di polli venduti in Cina ogni anno. Quando un’epidemia di influenza aviaria ebbe luogo in un allevamento gestito da CP Group nella provincia di Heilongjiang, il Giappone vietò l’accesso al pollame cinese. Gli stabilimenti CP in Tailandia furono in grado di approfittare della situazione e incrementare le esportazioni in Giappone. In altre parole, la CP Group fu in grado di trarre profitto da un’epidemia che essa stessa aveva creato. Non subì contraccolpi negativi per i suoi stessi errori.

Vi è anche un’altra ragione per non chiamarla “influenza suina”, che ha a che fare con un’ovvia considerazione: i maiali hanno assai poco a che fare con l’emergere dell’influenza. Non si organizzano da sé in città di migliaia di maiali dal sistema immunitario compromesso. Non hanno eliminato artificialmente le proprie variazioni genetiche che avrebbero aiutato a ridurre il ritmo della trasmissione al quale il più virulento ceppo d’influenza si diffonde. Non si sono organizzati in ghetti di bestiame a fianco di migliaia di capi di pollame industriale. Non spediscono se stessi a migliaia di chilometri di distanza con camion, treni o aeroplani. I maiali, per loro natura, non volano.

La responsabilità va individuata nelle decisioni che noi umani prendiamo per gestire i maiali in questo modo. E quando diciamo “noi”, stiamo parlando di come l’industria agroalimentare ha organizzato maiali e pollame.

Sebbe una notevole attenzione venga posta sul ruolo di una particolare compagnia nell’emergere della nuova influenza, e a ragion veduta, faremmo meglio a concentrarci sulla deregulation che ha permesso a queste porcinopoli di crescere al punto che intere comunità umane vengono espulse dalla terra che viene ora occupata dai maiali.

Quindi se dobbiamo assegnare le responsabilità secondo equità la nuova influenza nordamericana dovrebbe essere chiamata influenza del NAFTA.

L’Accordo di Libero Scambio Nordamericano, spinto da Bill Clinton nel 1993 e approvato su base bipartisan dal Congresso, riduceva le barriere commerciali tra USA, Canada e Messico. I prodotti potevano quindi essere venduti nelle tre nazioni senza sussidi che favorissero le industrie nazionali. L’accordo permetteva anche alle compagnie di acquistare e consolidare aziende negli altri paesi membri. Granjas Carrol, la compagnia di Veracruz attualmente sospettata per la presente epidemia, è una filiale della Smithfield Foods statunitense.

Il NAFTA ha avuto un effetto fondamentale sull’agricoltura Nord Americana, compresa l’industria suina del Messico, come Batres-Marquez e i suoi colleghi riferivano nel 2006:

Tra i cambiamenti apportati dal NAFTA, va detto che molti piccoli produttori commerciali hanno dovuto abbandonare il settore per via della loro incapacità sia ad allevare animali con più efficienza sia a rispettare gli standard di qualità richiesti dalla loro committenza. Come risultato dell’uscita dei produttori minori, si è avuto un incremento della scala di produzione e del grado di integrazione dell’industria. Questa riduzione della piccola produzione commerciale ed espansione di allevamento tecnologicamente avanzato si è imposta a fianco di metodi tradizionali di allevamento da giardino. 

Batres-Marquez e gli altri, sostenitori del mercato, continuano la lode menzionando le condizioni sanitarie di quandi imprese commerciali a spese dei coltivatori diretti, ma si dimenticano di una questione ovvia. I piccoli allevatori possono essere meno capaci di controllare le infezioni, ma in che modo si producono i ceppi più virulenti? Possiamo rimproverare i piccoli allevatori per non avere la capacità di controllare germi patogeni che si sono sviluppati all’interno dell’allevamento industriale? In breve, perché questo zoo di nuove influenze che colpiscono gli umani sorge solo in contesti di deregulation e quando bestiame che una volta era integrato verticalmente si sparge in tutto il mondo?

Come nota Mike Davis,

Sei anni fa Science dedicò un’importante articolo (riportato dall’ammirevole Bernice Wuetrich) alle prove secondo cui “dopo anni di stabilità, il virus dell’influenza suina nordamericano si era trasferito su una corsia di rapido sviluppo evolutivo”

Dai tempi della sua identificazione all’inizio della Depressione, il virus H1N1 di influenza suina si era spostato di poco dalle caratteristiche originarie del suo genoma: Ma nel 1998 la situazione sfuggì di mano.

Un ceppo altamente patogeno cominciò a decimare scrofe in un grande allevamento di maiali nel Nord Carolina,e nuove, più virulente versioni iniziarono ad apparire quasi ogni anno, comprendendo una strana versione di H1N1 che conteneva i geni interni dell’ H3N2 (l’altro tipo di influenza A che colpisce gli umani). 

Le nuove porose frontiere sollevano un'altra questione. E' possibile che la nuova influenza sia circolata negli Stati Uniti prima di attraversare la frontiera del Messico? Il rimpallo delle responsabilità è già iniziato:

Il ministro della sanità messicano Jose Angel Cordova ha detto lunedì sera che nessuno sa dove è partita l'infuenza, ed ha suggerito che potrebbe aver avuto inizio negli USA.

"E' una questione delicata dire, o voler dire, quale sia il punto d'origine della disseminazione, dato che vi sono già stati casi riportati nella California del sud e in Texas", ha detto Cordova in una conferenza stampa.

E' affascinante notare come l'ethos nazionalista riemerga proprio ora che il libero mercato appare compromesso con una malattia che potrebbe uccidere milioni di persone in tutto il mondo. Le schermaglie tra i due lati della frontiera hanno lo scopo tradizionale di distrarre dalla questione principale. La nomenklatura degli affari che impose il NAFTA su tre nazioni verrà chiamata a dare spiegazioni per le sue decisioni?

Ora che la bolla edilizia e i fallimenti bancari caratterizzano il paesaggio della deregulation finanziaria, l'H1N1 è solo uno dei diversi germi patogeni che marcano gli effetti del neoliberismo sulla salute globale. 
http://achtungbanditen.splinder.com/
http://microbiology.mtsinai.on.ca/presentations/broukhanski/default.htm

 

Le normative

 
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