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Circolare n° 69 del 12/11/1982
Radiazioni non ionizzanti. Protezione da esposizione a campi elettromagnetici a
radiofrequenza e microonde. Informativa generale in vista di una prossima normativa
settoriale. |
1. LE RADIAZIONI NON IONIZZANTI
Le radiazioni non ionizzanti (Non lonizing Radiations-NIR) comprendono tutte quelle forme
di radiazione elettromagnetica il cui meccanismo primario d'interazione con la materia non
consiste nella ionizzazione.
La figura riportata in allegato mostra lo spettro delle radiazioni elettromagnetiche non
ionizzanti, in funzione della frequenza (Hertz), della lunghezza d'onda (metri) e
dell'energia trasportata dal singolo fotone (elettrovolt), nonché, in forma
schematizzata, alcune delle più comuni utilizzazione di queste radiazioni.
Come si vede facilmente, si va dalle bassissime frequenza, quali quelle usate per il
trasporto e la distribuzione dell'energia elettrica, alla radiofrequenze (RF) e microonde
(MW), fino a giungere nel campo ella radiazione ottica dall'infrarosso (IR) al vicino
ultravioletto (UV), attraverso il visibile.
L'attuale rapida espansione di apparati in grado di emettere o disperdere NIR, nell'ambito
delle molteplici e tra loro diverse applicazioni, pone senza dubbio problemi sanitari per
quanto attiene la protezione da simili radiazioni.
Va innanzitutto osservato come sia convenientemente trattare l'esposizione a queste
radiazioni, come già in uso per le radiazioni ionizzanti, considerando separatamente
l'influenza che l'uso delle NIR può avere nei confronti:
- dell'individuo della popolazione - dell'individuo professionalmente esposto.
Un'analisi comparata dell'impatto sanitario dei vari tipi di NIR, degli strumenti
giuridici attualmente esistenti per la protezione nei loro confronti, dell'attività
internazionale e comunitaria attualmente svolta in tale settore, consente di definire un
ordine di priorità di intervento, con al primo posto la necessità di colmare, in Italia,
il vuoto legato alla mancanza di una organica normativa nel campo della protezione dalle
radiofrequenze (RT) e dalle microonde (MW). |
2. SORGENTI DI RADIAZIONE ELETTROMAGNETICA A RF E A MW
Rientrando normalmente in tale contesto tutte le fonti di radiazioni elettromagnetiche,
naturali o artificiali, con frequenza compresa tra 10 KHz e 300 GHz.
La presenza, nell'ambiente, di radiazioni elettromagnetiche a RF e a MW di intensità
apprezzabili, in taluni casi anche a livelli potenzialmente significativi dal punto di
vista sanitario per le popolazioni esposte, rappresenta un problema la cui dimensione è
andata sempre crescendo negli ultimi cinquanta anni.
Anzi se si paragona la situazione odierna con quella esistente meno di un secolo fa,
quando cioè la radiazione elettromagnetica presente nell'ambiente era esclusivamente
quella naturale, non si può non sottolineare il radicale mutamento dell'ambiente per
quanto attiene questo particolare aspetto;
attualmente infatti, l'intensità del fondo elettromagnetico naturale a RF e a MW è del
tutto trascurabile rispetto all'intensità di radiazione prodotta alle attività umane.
In relazione ai problemi di inquinamento elettromagnetico le sorgenti artificiali di campi
a RF e a MW possono essere suddivise in due gruppi a seconda che l'emissione nell'ambiente
sia voluta oppure indesiderata.
Appartengono al primo gruppo tutte le sorgenti utilizzate dall'uomo per emettere
volutamente la radiazione nell'ambiente in cui esso stesso vive (per esempio, le
radiotelecomunicazioni e i radar).
Appartengono invece al secondo gruppo tutte le sorgenti destinate ad emettere la
radiazione in una zona di spazio strettamente confinato, dove l'uomo normalmente non è
presente.
In questo caso la dispersione, nell'ambiente circostante la sorgente, di parte
dell'energia prodotta, abbassa l'efficienza produttiva del sistema ed è quindi un fatto
non voluto o quanto meno non desiderato (tipico il caso delle incollatrici).
In relazione, invece, al tipo di utilizzazione possono essere individuati quattro settori:
a) telecomunicazioni e radiolocalizzazioni;
b) processi produttivi industriali ed artigianali;
c) attività domestiche;
d) applicazioni in medicina. |
a) Il settore delle telecomunicazioni e delle
radiocomunicazioni è quello che più di ogni altro contribuisce attualmente ad elevare il
livello di inquinamento elettromagnetico ambientale, sopratutto nell'ambito delle aree
urbane.
Basti pensare infatti alle sempre più numerose emittenti radiotelevisive, molte delle
quali sono localizzate entro il perimetro delle grandi città, senza che vi siano
informazioni dettagliate sul numero, la localizzazione e le caratteristiche tecniche degli
impianti.
In generale si tratta di emettitori modulati in ampiezza (AM) o in frequenza (FM), la cui
potenza, in linea di massima, è compresa tra qualche KW e le centinaia di KW. Esistono
però anche installazioni più potenti (500 KW ed oltre), mentre la tendenza costante che
si manifesta in tutte le nazioni è quella di aumentare la potenza dei trasmettitori.
Nel campo delle emissioni effettuate a frequenze inferiori a 30 MHz vanno segnalati i
trasmettitori per uso privato e professionale che emettono nella cosiddetta banda
cittadina (CB), i ricetrasmettitori per le comunicazioni aeree e navali di media e grande
distanza, i ricetrasmettitori e dei radioamatori.
Invece a frequenze superiori a 30 MHz operano le radio della polizia, dei vigili del
fuoco, ecc.
Inoltre in un altro settore che ha conosciuto un notevole sviluppo è quello
radiotelefonico che utilizza ponti radio a microonde, come pure quelle delle comunicazioni
a grande distanza, mediante satelliti.
Non sono però disponibili dati precisi sulla potenza totale emessa da tutti questi
dispositivi.
Infine anche i Radar sono dispositivi che funzionano emettendo nello spazio fasci di
microonde svolgendo la duplice funzione di radiolocalizzatori e radiogoniometri.
Il numero dei radar attualmente impiegati nelle attività civile (navi, aerei, traffico
aereo, ecc.) è elevato ed in continuo aumento e di questi sono abbastanza note le
caratteristiche tecniche.
Non sono invece disponibili dati precisi, perché segreti, sui radar militari, ma è nota
la continua richiesta di sempre nuovi e più sofisticati dispositivi di questo tipo. |
b) Le applicazioni industriali delle RF e delle MW sono
anch'esse numerose ed in rapida espansione.
Rientrano in tale ambito gli apparati utilizzati per trattamenti termici e la fusione di
alcuni metalli o leghe come i forni ad induzione a bassa frequenza impiegati
nell'industria metallurgica, gli apparati per il riscaldamento dielettrico o capacitativo
ad alta frequenza, utilizzati nei laboratori artigianali o nell'industria per incollare in
modo rapido legno e materie plastiche, per prevulcanizzare la gomma nonché essiccare
rapidamente la carta, tessuti, legno, ecc., le attrezzature generatrici di microonde di
media e grande frequenza quali i forni utilizzati nell'industria dei cibi precotti e nello
scongelamento rapido dei surgelati. |
| c) Nel campo delle attività domestiche l'uso di forni a
microonde si è andata progressivamente espandendo tanto che la diffusione di simili
elettrodomestici, se non opportunamente disciplinata, può avere un impatto sanitario di
notevole rilevanza. Esiste a riguardo una versione italiana del documento di
armonizzazione CENELEC HD270.51, che sarà trasformato entro breve tempo in uno strumento
legislativo. |
d) Le applicazioni in medicina trovano un uso intensivo
nella fisioterapia ad onde corte e cortissime "MARCONITERAPIA" ed a microonde
"RADARTERAPIA" (diatermia). Tali apparati di diatermia e radiofrequenza ed a
microonde vengono utilizzati per riscaldare in profondità i tessuti e per stimolate alcun
reazioni fisiologiche positive in particolari situazioni patologiche.
Il numero di tali apparecchiature esistenti in Italia è senza dubbio grande ma non
risulta noto. |
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