| Guerra del clima e contromisure dei governi di Alberto Ronchey
Per mesi, già prima dell'estate, in gran parte d'Italia clima simile a quello dei Tropici. Ancora una volta, come in altri anni, esaurite le scorte commerciali di climatizzatori. Sotto l'ondata di calore, iperconsumo dell'energia tanto costosa per l'importazione indispensabile a un'economia priva di giacimenti petroliferi e di centrali elettronucleari. Poi ancora l'immancabile blackout, locale o diffuso. Le durevoli alterazioni climatiche, secondo numerose rilevazioni, derivano da esorbitanti emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, il CO2. Anche se qualche voce dissente dal comune giudizio, come sempre succede; ma 800 ghiacciai alpini si vanno sciogliendo. Il fenomeno, definito «effetto serra » o global warming, non è simultaneo e neanche uniforme per i suoi effetti nelle diverse aree geografiche del mondo. Ma dovunque si ripropone la necessità di ridurre il consumo dei combustibili fossili, petrolio, carbone, gas. Nel 2003, gli europei occidentali deceduti a causa del warming furono trentamila. Quest'anno il fenomeno, causa di danni e disgrazie non ancora quantificabili, ha in particolare colpito Romania, Grecia, Albania, Bosnia, Croazia, Italia centromeridionale. Anche gli Stati Uniti hanno subito episodi allarmanti. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, per i prossimi tempi è prevedibile nelle ondate di calore un crescente numero di vittime. Poiché non si tratta di emergenze occasionali e transitorie, ma d'una tendenza costante, si propaga la domanda di fonti energetiche non inquinanti, senza più distrazioni appena il «clima impazzito » concede una tregua.
Fra le alternative ai combustibili fossili da «effetto serra», si propongono disparate opzioni più o meno affidabili, che includono l'energia nucleare, quella solare termica o elettrica, l'eolica o quelle da biocarburanti come l'etanolo e da fuel cell per la trazione all'idrogeno. Finora, sembra suscitare considerevoli aspettative la fonte solare del sistema fotovoltaico per la produzione diretta d'energia elettrica dopo quella d'esclusivo uso termico. Tuttavia il sistema deve diffondersi abbastanza da ridurre i suoi costi, grazie a sufficienti economie di scala. Fra l'altro, presuppone che siano installati pannelli solari su vasti spazi. La capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, ora investe 300 milioni di dollari nei pannelli fotovoltaici. Negli Stati Uniti, Google annuncia per la sua nuova sede a Mountain View, California, la collocazione di 9.200 pannelli su 93 mila metri quadrati, sufficienti per mille famiglie. Intanto la sperimentazione del fotovoltaico nel 2005 ha prodotto in Germania 200 mila kilowatt, in Spagna 140 mila, in Italia solo 8.400. Da ultimo, come annuncia la Technology Review, un gruppo di undici aziende sarà in grado di produrre nel Brandeburgo 400 megawatt alla fine del 2008. Oltre il fotovoltaico, viene anche sperimentato il solare «termodinamico », dal Nevada fino all'Andalusia. Dopo il primo impianto, Madrid ne prevede altri quattro per competere con il nucleare, che in Spagna fornisce un terzo dell'energia malgrado le dispute sui rischi delle scorie radioattive da smaltire. In diverse nazioni è aperta una sfida tecnologica dall'esito incerto, ma si moltiplicano i quartieri o i villaggi «solaristi». E in Italia? Dopo qualche tentativo di partecipare alla sfida, si deve ammettere, siamo in grave ritardo.
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