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| IL DENARO: 28 Agosto 2004 |
| Comunicazione del rischio e inceneritori
di Maria Triassi* |
Tra i tanti temi che hanno tenuto desta, quest’estate, l’attenzione dei media, uno dei più sentiti riguarda l’avvio dei lavori per la realizzazione, ad Acerra, di un termovalorizzatore. Si tratta di uno dei tre impianti previsti in Campania per completare il ciclo dei rifiuti e per utilizzare le ecoballe prodotte negli impianti di Crd ormai saturi e produrre energia elettrica utilizzando tecnologie che dovrebbero ridurre al minimo l’impatto ambientale. Come più volte evidenziato nel corso del mese di agosto anche dalla stampa locale e nazionale, i termovalorizzatori rappresentano un tassello indispensabile per il completamento del ciclo qualitativo dei rifiuti che sostituisce il sistema delle discariche non più sostenibile proprio in termini ambientali e di salute pubblica.
Insomma i termovalorizzatori sono necessari per superare la fase di emergenza e dire addio al grave fenomeno del blocco della raccolta che ha tempestato gli ultimi mesi tutta la regione con soluzioni provvisorie e senza sbocco. Né la temporanea riapertura delle discariche può rappresentare una garanzia per le stesse popolazioni che ora si ribellano alla realizzazione del termovalorizzatore. Detto ciò va, tuttavia, ricordato che qualunque intervento umano, anche se mirato e concepito per contenere al minimo i livelli di inquinamento (inceneritori, impianti di depurazione, discariche, ecc.) comporta sempre conseguenze ambientali più o meno incisive (impatto ambientale).
Si tratta di conseguenze prevedibili, e prevenibili, con interventi correttivi che rientrano in quella che, comunemente, viene chiamata valutazione d’impatto ambientale (Via). Conseguenze che, naturalmente possono essere oggetto di valutazione anche dal punto di vista dell’analisi costo-benefici, soprattutto per le popolazioni candidate a sopportarne il carico potenzialmente inquinante.
La valutazione d’impatto ambientale, per comprendere le reali conseguenze dell’impianto del termovalorizzatore sulla popolazione interessata, deve diventare, pertanto, un sistema di monitoraggio continuo , non soltanto dell’eventuale livello di inquinamento sulle matrici ambientali (suolo, acqua, aria ecc) attraverso il dosaggio di traccianti opportunamente selezionati, ma anche degli effetti sulla flora e sulla fauna e, naturalmente, sull’uomo.
Quest’ultimo aspetto richiede:
a) L’analisi di mortalità e morbosità delle popolazioni interessate dagli impianti in questione, effettuando confronti con le popolazioni interessate da impianti analoghi, standardizzando i valori ottenuti e confrontandoli con quelli relativi a popolazioni di riferimento (non interessate dalla presenza degli impianti).
b) l’attivazione del monitoraggio epidemiologico rappresenta l’unica, efficace, risposta alle comprensibili paure delle popolazioni, in quanto è necessario sostituite le ipotesi di rischioe la percezione generica del rischio, con un’efficace e convincente comunicazione dei rischi alle popolazioni, basate su cifre e dati di fatto obiettivi, e non su generiche affermazioni, troppo spesso mirate ad evidenziare solo ciò che si può perdere e non ciò che si può guadagnare, sia in termini complessivi di qualità della vita sia in termini di salute, dalla attivazione degli interventi in questione.
*ordinario di Igiene
Ateneo Federico II |
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