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| AVVENIRE: 14 NOVEMBRE 2004 |
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TUMORI IN FABBRICA |
Conferenza a Monfalcone Critiche alla legge che consente di lasciare in anticipo il lavoro, ma solo dopo 10 anni di contatto con sostanza cancerogena Nei prossimi vent’anni impennata dei morti
Amianto, previsti 30mila decessi Emendamento a Finanziaria per un Osservatorio che supporti Regioni e aziende
Da Monfalcone (Gorizia) Francesco Dal Mas
Sono 253mila gli italiani che, esposti all'amianto, hanno chiesto di lasciare anticipatamente il posto di lavoro. Neppure 93mila le pratiche definite. E 26mila, solo per pochi mesi, non sono riusciti a rientrare nei benefici perché la legge stabilisce che il rischio deve essere stato vissuto per 10 anni. «Questa è un'assurda discriminazione, da sanare subito», sostiene il senatore ds, Antonio Pizzinato. Ma la conferenza nazionale non governativa sull'amianto, che si è conclusa ieri a Monfalcone, la città dei cantieri navali, di problemi ne ha affrontati parecchi. Basti dire - come hanno lamentato parecchi dei 600 presenti (tra vedove, ex lavoratori, medici, sindacalisti) - che la legge 257 approvata nel 1992, con la quale si vietava l'uso e la lavorazione dell'amianto. e si delineava un percorso di bonifica «è stata solo parzialmente attuata».
Eppure, i decessi continuano. Il registro nazionale dei mesoteliomi riporta 3.670 casi. «Nei prossimi decenni, stante il lungo periodo di latenza della malattia (15/35 anni), si avrà un forte incremento - prevede Davide Bottegaio, vicepresidente dell'Associazione Esposti Amianto di Monfalcone, che ha organizzato la conferenza insieme all'associazione "AlSole", i sindacati Cgil, Cisl e Uil, Intesa-Snald e Snop - per raggiungere l'apice tra il 2015 e il 2025, ma, secondo alcuni esperti, persino nel 2040». Drammativa la previsione: altri 30mila decessi.
Una dozzina d'anni, dunque, sono trascorsi dalla messa al bando legislativa, ma l'amianto resta ancora un'emergenza. È stata certificata la presenza, lungo lo stivale, ancora di 2,5 miliardi di metri quadri di coperture di eternit (pari a 32 milioni di tonnellate di cemento amianto), e una quantità imprecisata di amianto friabile, per un totale di circa 8 milioni di tonnellate di metri cubi di amianto puro. Le Regioni si stanno mobilitando per fare la mappatura dei siti "inquinanti". Ma alcune sono in ritardo. Nel solo Veneto - per esemplificare - sono state censite 6 514 aziende in cui l'amianto era parte integrante del ciclo produttivo, ma le imprese potenzialmente a rischio sarebbero state oltre ventimila; 924 i decessi nel Veneto, allo scorso settembre.
Che fare, a questo punto? La conferenza ha proposto un emendamento alla Finanziaria. Prevede un Osservatorio itinerante permanente che supporti le Regioni e le aziende nelle pratiche di registro degli esposti e nelle azioni di bonifica. Ma anche altri passaggi per ridare dignità a questa sofferenza. «Vi saranno contenuti, infatti - spiega il senatore Pizzinato, presidente dell'associazione "AlSole", che presenterà la proposta direttamente al governo - i principi guida che dovrebbero portare alla chiusura della questione amianto: la valenza dei parametri previdenziali ai fini del prepensionamento e non a scopi economici (oggi l'esposizione all'amianto e "monetizzata"). E ancora: l'assistenza gratuita a chi soffre di malattie asbesto-correlate; l'omogeneità dei trattamenti previdenziali tra pubblico e privato e la considerazione dei settori marittimo e militare, per ora esclusi dalla normativa. il riconoscimento degli effetti normativi indipendentemente dalla durata dell'esposizione; l'istituzione di un Fondo di solidarietà per le vittime per ribadire le differenziate ed estese responsabilità dello Stato e della società». «C'è infatti un "inquinamento ambientale" che non coinvolge soltanto i lavoratori - sottolinea Pizzinato -, ma anche i loro familiari, i militari e tutti i cittadini italiani che hanno lavorato all'estero».
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