|
|
LIBERAZIONE:20
settembre 2004
|
|
Rifiuti, la sfida parte da Acerra |
Ancora ieri Paolo Mieli rispondendo ad una lettera sul "Corriere della sera" su Acerra e i rifiuti considerava incredibile una disputa sulle tecniche di smaltimento dell'immondizia. Venendo da persona intelligente e preparata questa affermazione "buonsensista" fa capire che è bene spiegarsi ulteriormente per evitare luoghi comuni banali ma insidiosi.
Mieli parla anche di un Prc a favore degli inceneritori al nord e contrario ad Acerra. Cosa non vera perché la nostra contrarietà vale per il sud come per il nord. Come non è vero che le lotte contro gli inceneritori ci sono solo al sud. Nella tanto declamata esperienza di Brescia le contestazioni all'inceneritore ci sono state prima e dopo, e a chi parla di buon inceneritore consiglierei di leggere il bel libro scritto sulla vicenda da Marino Ruzzenenti. In realtà c'è ormai una sensibilità diffusa per i rischi ambientali e sanitari che vale per i rifiuti come per l'elettrosmog come per il cemento, perché il sistema è ambientalmente al collasso e la gente l'avverte. Figuriamoci ad Acerra dove l'inquinamento da diossina è a livelli stratosferici. Questo è dunque un dato politico e di civiltà con cui fare i conti per non piangere poi a fronte di disastri che si ripetono e che sono il frutto di scelte banalizzate come inevitabili. L'effetto serra, ad esempio, è fatto dal sommarsi di tanti immissioni che tutte insieme ormai sono insostenibili.
Ma parliamo di rifiuti. I rifiuti sono innanzitutto la cartina di tornasole dei modi di produrre e della capacità di governarli democraticamente e ambientalmente. Infatti tutte le leggi prevedono che essi non debbano essere prodotti. In Germania c'è una legge che prevede la riconsegna al produttore di tutte le merci per riciclarle. Cioè l'obiettivo non è lo smaltimento ma la non produzione dei rifiuti. In alcuni paesi, come la Nuova Zelanda, si prevede esplicitamente l'opzione rifiuto zero. E sempre in Germania si va con il tubetto del dentifricio vuoto a ricaricarlo al supermercato. E infatti in Germania i rifiuti si stanno riducendo mentre in Italia aumentano. Ma anche in Italia la legge prevede riduzione, raccolta differenziata, riciclaggio. Con cifre, almeno il 35% d i raccolta differenziata, e date certe: 1° gennaio 2004. E' questo che va rispettato e la Campania ad esempio non l'ha fatto.
Gli inceneritori non sono obbligatori ma solo previsti come una delle ipotesi possibili se non si riesce a riciclare. A noi non piacciono. Ci sembrano una scelta vecchia fatta in Europa in altri anni. Una scelta che comporta problemi sanitari ed ambientali seri. La diossina che, come dice il rapporto europeo, è stata prodotta soprattutto da questi impianti. Le ceneri il 30% di ciò che si brucia e che richiedono discariche speciali. E poi bruciano proprio ciò che può essere riciclato: carta legno plastica. E anche quando fanno energia ne producono meno di quella contenuta nella carta, nella plastica e nel legno che bruciano (si chiama spreco termodinamico) e che si potrebbe invece riutilizzare. Costano molto e spingono a utilizzare sempre più rifiuti. Infatti Brescia parte con un forno e ora ne propone il terzo. Ciò contrasta oggettivamente con gli obiettivi di riduzione e riciclaggio. E in Italia incredibilmente sono stati addirittura facilitati legandoli al business della produzione energetica privata pagata dal pubblico e condannata però dall'Europa.
Per questo poi saltano le regole democratiche come ad Acerra dove è una società privata che decide dove e come fare l'inceneritore su cui pensa di lucrare. La realtà è che occorre uscire dalla logica dello smaltimento e parlare di governo del ciclo delle merci perché tutto, ma proprio tutto è in realtà riutilizzabile se progettato per esserlo e non c'è nessun ciclo dei rifiuti da chiudere. Pensiamo anche al nostro quotidiano e vedremo come tutto ciò che ci passa per le mani può e deve essere reinserito nel ciclo produttivo o in natura intelligentemente e non "smaltito". Naturalmente il quotidiano dei singoli deve incontrare una società organizzata per promuovere circuiti virtuosi. Ma questa è proprio la sfida di una alternativa reale senza la quale non c'è non solo futuro ma ormai neanche più presente.
Patrizia Sentinelli |
|
|
|