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IL
MANIFESTO:26 febbraio 2004
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Gli ogm in
ritirata in Italia |
La multinazionali Pioneer e Kws accettano di vendere solo sementi certificate ogm-free
LUCA FAZIO
MILANO
L'avete mai vista una multinazionale che si piega al volere dei consumatori? Allora leggete: «Nello specifico, condividendo il progetto `semine sicure', Pioneer è pronta ad offrire la propria fattiva cooperazione, nonché a contribuire alla realizzazione del progetto medesimo, mettendo a disposizione di Coldiretti un sistema, da concordare, che permetta la rintracciabilità dei lotti di semente di mais e soia, nelle modalità atte a fornire la necessaria sicurezza ai produttori italiani». Il mittente, Pioneer Hi-Bred Italia, con casa madre fondata nel 1926 negli Usa, si autoproclama «leader mondiale nel miglioramento genetico applicato all'agricoltura». Il destinatario è Paolo Bedoni, presidente di Coldiretti, il sindacato degli agricoltori che insieme a un vasto cartello di associazioni ambientaliste si sta battendo contro gli organismi geneticamente modificati. Una corrispondenza che si traduce così: uno dei principali produttori di sementi ogm, pur senza nominarli, si è assunto la responsabilità civile di garantire la vendita in Italia unicamente di sementi pure per la prossima semina. Dopo le centinaia di ettari di campi inquinati e distrutti la scorsa estate, si tratta di una secca retromarcia che rompe il fronte delle multinazionali che premono per vendere gli ogm.
La Kws Italia, presente con la casa madre tedesca in oltre 65 paesi del mondo, è l'altra multinazionale sementiera che ha sottoscritto il medesimo accordo con Coldiretti. «Seme sicuro - si legge sul documento - è quello che garantisce agli agricoltori la tranquillità di coltivare un prodotto conforme alle caratteristiche richieste ed obbligatorie nel nostro paese, relative all'assenza assoluta di ogm».
Stefano Masini, responsabile ambiente di Coldiretti, con un po' di civetteria dice che senza andare all'arrembaggio in stile José Bové «in Italia il fronte anti ogm è riuscito a far retrocedere le multinazionali su posizioni socialmente condivise». Difficile dargli torto. «Il contadino - prosegue Masini - ha dimostrato di essere in grado di orientare l'azione delle multinazionali, e oggi, nonostante ci siano personaggi come Paolo De Castro (ex ministro prodiano dell'agricoltura e attuale presidente di Nomisma, ndr) che vanno dicendo il contrario, parlare di semina sicura non è utopia ma un progetto di filiera». L'accordo prevede che Pioneer renda disponibile la certificazione ogm-free di un ente terzo, dose per dose. Stando così le cose la prossima semina dovrebbe essere salva, anche se il severo decreto sulla coesistenza del ministro Alemanno, che ha ricevuto «avvertimenti» scoraggianti, non dovesse andare in porto.
Pioneer da sola garantisce il 75% di approvvigionamento di mais per l'Italia (22 mila tonnellate); più problematico è il discorso per la soia anche se il nostro paese nel 2003 ne ha importate «solo» 6.500 tonnellate, un gap che gli agricoltori si stanno impegnando a colmare. Ma anche la contaminazione di soia, lo indicano i controlli del 2003, è calata drasticamente. Significa che gli importatori cominciano a vendere semi puliti. Non è che le multinazionali siano improvvisamente impazzite. «Lo fanno per continuare a vendere i loro semi - spiega Masini - perché hanno capito che in Italia bisogna garantire sicurezza, è un grande segnale per quel fronte che si è unito per orientare il mercato a partire dal rispetto della volontà del consumatore». Concorda Ivan Verga, vice presidente di Verdi ambiente e società (Vas): «La linea di fermezza ogm-free ha provocato questa autoregolamentazione del mercato delle sementi».
Gli ambientalisti di Vas salutano questo impegno ogm-free con un doppio brindisi, perché proprio ieri il Gup del tribunale di Lodi ha rinviato a giudizio la multinazionale Monsanto per averli diffamati a mezzo stampa lasciando intendere che era indirettamente colpa loro se nel 2001 qualcuno appiccò il fuoco nei magazzini di Lodi. Guido Pollice, presidente di Vas, rilancia: «Saprà ora Monsanto far tesoro della lezione e convincersi che è ora di far pace con l'opinione pubblica rinunciando alla produzione e alla commercializzazione di ogm?». O si farà battere dalla concorrenza?
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