logo.gif (10255 byte)

 

     

 Home || Alimenti || Ambiente ||  Attività || Novità Legislative || Informazioni

 

L'UNITA': 16 Febbraio 2005

In vigore il protocollo di Kyoto, l'Italia rischia la bocciatura Ue

di Maria Zegarelli

Mercoledì entra in vigore il trattato di Kyoto ed è finalmente un segno positivo: si tratta di norme che vincolano 40 paesi a inquinare un po’ meno il pianeta, a pensare ad un nuovo modo di produrre. Peccato che in Italia questo evento sia salutato da forti indiscrezioni che vedrebbero il nostro paese bocciato per la seconda volta, proprio su questa materia, dall’Ue. Anche se da Bruxelles arrivano rassicurazioni («La Commissione non ha ancora preso alcuna decisione, il piano è sul tavolo, ma non abbiamo ancora deciso se dare il via libera o meno» dice Barbara Helfferich, portavoce del commissario Ue all'Ambiente, Stavros Dimas), lo spettro di una ennesima figuraccia tiene banco. «Sarebbe uno schiaffone memorabile» dice Roberto Della Seta, presidente di Legambiente: «Che la Ue non potesse accettare questo piano era d'altronde scontato: troppo carbone, nessun concreto tentativo di ridurre i gas emessi». 

Nuove strategie possibili. Dunque, mercoledì, molti paesi celebrano l’evento Kyoto. In Italia ci sarà un momento solenne ( e qualche apparizione di qualche ministro in tv che ne parlerà più o meno diffusamente): la discussione in aula di una mozione presentata dalla minoranza, tutta e compatta, per legare il governo agli impegni presi. «Abbiamo chiesto al presidente della Camera, Pierferdinando Casini, di discuterne il giorno dell’entrata in vigore del Trattato e il presidente ha mostrato grande sensibilità accettando immediatamente - ha spiegato martedì mattina il deputato Ds Valerio Calzolaio, nel corso di una conferenza stampa organizzata dall’Unione a Montecitorio - . Adesso ci aspettiamo che il governo ci sia con la massima rappresentanza, cioè il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Che ci sia il ministro Altero Matteoli lo diamo per scontato». La mozione, che porta le firme dei capigruppo Violante, Castagnetti, Boato, Sgobio e Giordano, oltre quella di altri parlamentari, impegna il governo a «sostenere la strategia comunitaria in materia di cambiamenti climatici fissata e gestita in sede Ue, negli ultimi dieci anni e impostare su questa base il negoziato multilaterale avviato sulle scelte successive al 2012» (in buona sostanza anche l’Italia dovrà attenersi alla direttiva sulle emissione e al contenimento del livello di riscaldamento nei 2 gradi, a prescindere dal rapporto costi-benefici). 

Italia, numeri di un disastro. Gli appuntamenti a cui non possono mancare gli Stati che hanno sottoscritto il Trattato sono quello del 2020 con una riduzione del 30% delle emissione di gas serra e del 60% nel 2050, tenendo come valori di riferimento quelli del 1990. Dice Valerio Calzolaio: «La storia dell’Onu è piena di principi enunciati, mentre quello di Kyoto è uno dei pochi impegni vincolanti sottoscritti a livello mondiale». Sarebbe un bel giorno anche per l’Italia al riguardo, se non fosse per due o tre numeri che la contano tutta su come sia la situazione. Il premier dirà che anche i dati sono comunisti, ma «nella riduzione da operare sulle emissioni se prima il taglio era del 6%, oggi, siamo tra il 14 e il 17%, grazie alla crescita reale dell’inquinamento climatico, che oscilla tra il 7 e il 10%». Altro dato: l’Italia non ha ancora fatto «partire il suo meccanismo, ufficialmente - ha detto Calzolaio - non abbiamo ancora presentato il piano nazionale delle assegnazioni e la commissione Ue ha tre mesi di tempo per dire sì o no». Edo Ronchi, portavoce di Sinistra ecologista, ed ex ministro dell’Ambiente, è in platea, come Fulvia Bandoli. Annuiscono e aggiungono osservazioni. «Se le aziende non rispetteranno il tetto di emissioni loro concesso - osserva Ronchi - le prime multe arriveranno nel 2008, ma se il loro piano di emissioni non è stato approvato, da quel momento non potranno neanche più esercitare». 

Occhiolino. I punti interrogativi sono ancora diversi, rispetto a quello che vorrà fare il governo: quale sarà, ad esempio, la posizione per il dopo 2012? «L’Europa - dice Fausto Giovanelli, senatore Ds - sta già pensando a cosa fare dopo il 2012, l’Italia ancora non fa nulla per gli obiettivi fissati per quella data». Tocca ad Ermete Realacci, per la Margherita, annotare «una piccola nota antipatica: lo smarcarsi dell’Italia dal protocollo di Kyoto sembra sempre più un ammiccare agli Stati Uniti». Ma Kyoto, sottolinea Realacci, «non è una politica da aggiungere a calle, è un tracciante di tutte le politiche, in primo luogo dei trasporti e poi della competitività». Fabrizio Vigni, capogruppo ds Commissione Ambiente dice: «L’Unione farà dell’Ambiente e dei temi legati alle politiche ambientali un punto importante del proprio programma di governo e Kyoto sarà una delle priorità assolute». 

Fuori, c’è il solito traffico caotico di sempre. Le centraline annunciano livelli di smog ancora di allarme: i sindaci sono sul piede di guerra perché il governo non dà una lira. Legambiente protesta in piazza del Parlamento, dopo aver lasciato un po’ di carbone di fronte all’ambasciata americana, i Verdi manifestano contro il governo e la sua politica. L’Aria è avvelenata.



 

Le normative

Utilità e...

liofilchem.gif (5717 byte)
arcobaleno.gif (3638 byte)

serv.gif (6884 byte)

 Home || Alimenti || Ambiente || Attività || Novità Legislative || Informazioni

Copyright © Franz2000, Inc. All Rights Reserved. Franz2000®

www.inquinamento.com