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Compostaggio di comunità

…..Fare il compostaggio collettivo è più facile di prima, almeno a termini di legge. Il nuovo decreto di semplificazione, in vigore dal 10 marzo 2017, è stato presentato a Roma dalla Direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento (Rin) del Ministero dell’Ambiente.
Disposto in collaborazione con realtà attive sul territorio nazionale e destinato in particolar modo ai cittadini ed alle amministrazioni territoriali, il documento differenzia il compostaggio di comunità da altri tipi di compostaggio sulla base delle figure che producono il rifiuto organico, che lo gestiscono e che si occupano di tutte le fasi collegate alla sua lavorazione e al suo utilizzo. Il testo ministeriale recita: “Il compostaggio effettuato collettivamente da più utenze, domestiche e non domestiche, della frazione organica dei rifiuti urbani prodotti dalle medesime, al fine dell’utilizzo del compost prodotto da parte delle utenze conferenti”.
Il lavoro che ha portato alla formulazione della normativa, iniziato dal confronto con altre esperienze Europee a partire dalla Svezia, ha convinto il legislatore a semplificare il sistema di gestione dei rifiuti con duplici benefici per la pubblica amministrazione e la cittadinanza: utile da un lato al raggiungimento degli obiettivi relativi al riciclaggio e, dall’altro, alla riduzione del conferimento dei rifiuti urbani biodegradabili in discarica.
Compostaggio di comunità, presentato a Roma il decreto che semplifica le procedure
L’obiettivo attuale di riduzione dei rifiuti da smaltire in discarica, pari a 81 kg/anno ad abitante entro il 2018, sembra infatti distante per l’Italia. Secondo i dati resi noti dal Ministero durante il Convegno dimostrano, in particolar modo nel Mezzogiorno, difficoltà oggettive: per la Puglia si contano circa 211 kg/anno a persona, in Sicilia 233 kg/anno ed in Molise 257 kg/anno.
A questo si aggiunga che la matrice organica, che rappresenta il 35% dei rifiuti urbani secondo i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, spesso non può essere trattata nelle vicinanze a causa di conformazioni territoriali di particolare disagio logistico e del deficit impiantistico nazionale.
Il decreto, elaborato tenendo conto delle molteplici criticità logistiche e gestionali, considera il compostaggio di comunità attività di riciclaggio e non di prevenzione, secondo le linee Europee, e si struttura in quattro differenti argomenti: autorizzazione all’esercizio (per strutture che gestiscono quantità non superiori alle 130 tonnellate), gestione del rifiuto, scelta dell’apparecchiatura (in relazione al fabbisogno di trattamento) ed utilizzo del compost secondo le indicazioni derivanti dal Ministero della Salute. Il decreto, inoltre, crea ulteriori differenziazioni con gli altri tipi di compostaggio in relazione alla tipizzazione, alla capacità di trattamento, dal gestore e dalla differenziazione delle utenze.

Edoardo Annucci

Ulteriori informazioni: http://www.ecodallecitta.it

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