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Incendi, così la scienza può rendere la vita difficile ai piromani

Da giugno a oggi in Italia sono andati in fumo oltre 26.000 ettari di boschi. L’estate non è arrivata neanche al giro di boa eppure, secondo le stime di Legambiente, il totale della superficie bruciata ha già eguagliato il dato dell’intero 2016. Le regioni più colpite, almeno finora, sono Sicilia, Calabria, Campania, Lazio e Puglia, ma non ce n’è una in tutto il centro-sud che non abbia subito danni ingenti al proprio patrimonio boschivo.

Nella maggior parte dei casi è l’uomo a scatenare i roghi, in modo più o meno intenzionale. Prevedere e prevenire un incendio è quindi impossibile. Possiamo, però, sapere in anticipo quali sono le aree più a rischio e come si comporterà un incendio nel momento in cui si dovesse scatenare: quanto sarà esteso il fronte del fuoco, in quale direzione e con quale rapidità si sposterà. La scienza ha fatto grandi passi avanti: oggi diversi modelli previsionali consentono di elaborare mappe di rischio ad alto livello di dettaglio sul territorio. La maggior parte di questi modelli elabora diverse informazioni. Anzitutto i dati meteo: temperatura, precipitazioni e soprattutto intensità e direzione del vento, che gioca un ruolo decisivo nella gestione di un incendio; poi le informazioni sul tipo di vegetazione, la sua umidità e la pendenza del territorio.

A livello europeo è attivo il sistema EFFIS, nell’ambito del programma di gestione delle emergenze Copernicus.

Tutti questi dati, tradotti in una mappa, consentono alle autorità locali di pianificare gli interventi. Dove potrebbero servire più uomini e mezzi? Basteranno le squadre a terra o serviranno anche mezzi aerei? E soprattutto quante forze serviranno?

In Italia la prevenzione e la lotta agli incendi spetta alle Regioni, che operano coordinandosi con la Protezione Civile regionale e nazionale. Molte regioni hanno un proprio modello previsionale realizzato su misura. Molte, ma non tutte. E in questo caso si appoggiano al bollettino quotidiano della Protezione civile, che si basa sul sistema RIS.i.co (Rischio incendi e coordinamento). RIS.i.co. elabora i dati meteo, le informazioni sull’orografia e sul tipo di vegetazione. Il suo limite è che fornisce mappe di rischio solo fino al livello provinciale. RIS.i.co potrebbe presto essere mandato in pensione proprio dal sistema europeo Copernicus, che – comunque – non ha una risoluzione maggiore. Ecco perché per le Regioni che fanno da sé si tratta di un miglioramento. In precisione e in efficacia delle misure preventive…………http://www.nationalgeographic.it

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