Tetti verdi

Tetti verdi dal mondo

casa rivestita da un manto erboso

Architettura ecosostenibile
Immaginatevi la scena: vi svegliate la mattina, aprite la finestra e, invece di file e file di palazzi di cemento e mattoni, vi trovate di fronte ad un oceano verde, un susseguirsi di giardini pensili, coperture di manto erboso e terrazzamenti formati da vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea.
A Milano, ma anche in altre città italiane, è pura utopia. In altre (più fortunate) aree del nostro pianeta, invece, quella dei “tetti verdi” è una pratica molto diffusa e radicata nella cultura e nelle tradizioni locali.

Parliamo per esempio di stati come la Norvegia, Islanda e Irlanda, in cui ormai da centinaia di anni i tetti delle case vengono rivestiti da un manto erboso, da piante e arbusti di ogni tipo e dimensione; oppure del Giappone, della Patagonia, Australia e, arrivando in Europa, anche della Germania, dove i designer e gli architetti si sono lasciati sedurre da questa nuova moda e hanno cercato di applicarla agli edifici pubblici residenziali e commerciali.

Costo iniziale a parte, questi tetti presentano non pochi vantaggi: hanno un livello di manutenzione relativamente basso, garantiscono un notevole risparmio energetico (il tetto verde, infatti, isola in maniera efficace la struttura dell’edificio, consentendone il raffreddamento naturale, aspetto che in estate abbatterebbe i costi del 10%), proteggono il manto impermeabile dagli sbalzi di temperatura, dall’esposizione ai raggi UV e dai danni meccanici. Last but not least, sono un vero toccasana per i nostri polmoni: migliorano il microclima, rinfrescando e umidificando l’aria circostante, e trattengono le polveri e le particelle tossiche contenute nell’atmosfera.

MARTINA GHIRINGHELLI

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