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CHE SPRECO L’ACQUA DEPURATA CHE NON SI RIUSA

 (88/esima puntata)
Da tre mesi ormai il caldo asfissia gran parte dell’Europa. Il Po è in stato di severità idrica alta. Reno, Loira e Danubio scendono a livelli eccezionalmente bassi, come si vede dalle immagini satellitari di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea.
Coldiretti stima che oltre il 60 per cento del territorio italiano sia colpito dalla siccità, aggravata dalla crisi climatica.
La siccità è arrivata in pochi mesi, dopo un inverno piovoso. Il caldo prosciuga terreni e fiumi più in fretta di quanto le piogge li ricarichino. Contro un fenomeno che torna e si aggrava, l’Unione europea ha pochi strumenti immediati.
Uno dei più concreti non prevede nuovi prelievi e consumo aggiuntivo di acqua, bensì il riuso di quella già depurata. Ogni giorno gli impianti puliscono le acque di scarico, poi quasi ovunque le lasciano finire in mare. È una delle politiche ambientali su cui l’Europa ha lavorato di più e anche una delle più snobbate. Con qualche eccezione positiva.
Nella Región de Murcia, nel sud est della Spagna, l’acqua che esce dai depuratori non va in mare. Va ai campi. L’ente pubblico della depurazione, ESAMUR, riusa il 98 per cento dell’acqua che rigenera. Nel 2023 ne ha data agli agricoltori per 121 milioni di metri cubi. Oggi un settimo dell’acqua che irriga la regione arriva da lì. Va avanti così da oltre vent’anni.
C’è un secondo ciclo, nello stesso impianto. I fanghi finiscono in vasche chiuse, dove i batteri li digeriscono senza ossigeno. Ne esce biogas. I depuratori di Murcia ne ricavano oltre dieci milioni di chilowattora di elettricità l’anno, e la usano per far funzionare gli impianti. Parte dell’energia che serve a trattare l’acqua deriva dall’acqua stessa.
Murcia fa da sola quello che gran parte d’Europa non fa. L’Unione europea ricicla circa un miliardo di metri cubi di acque reflue l’anno. È il 2,4 per cento di quanto esce dai depuratori. Il potenziale è sei volte tanto, ha ricordato il 30 luglio l’agenzia europea CINEA.
Lo strumento normativo c’è. Da giugno 2023 il regolamento 2020/741 fissa in tutta l’Unione i requisiti di qualità per usare le acque reflue nei campi. L’acqua esce già dagli impianti. Va trattata un’ultima volta, con filtri e disinfezione, fino al grado adatto all’agricoltura. Si chiama acqua affinata. Dove questo processo viene adottato, i vantaggi sono evidenti.
A Cipro funziona quasi ovunque. L’isola riusa oltre il 90 per cento delle sue acque reflue. Il motivo è anche economico. L’acqua affinata costa meno della metà di quella potabile, perché lo Stato ne sostiene il prezzo. L’agricoltore la compra perché conviene. Malta arriva al 60 per cento.
Non è solo questione di Mediterraneo. Dal 1954 a Braunschweig, nel nord della Germania, i campi si irrigano con l’acqua depurata della città. Circa 2.700 ettari, dieci milioni di metri cubi l’anno. Con l’acqua arrivano azoto e fosforo, che concimano. Dai fanghi si ricava il biogas che alimenta la centrale. Acqua, nutrienti ed energia nello stesso ciclo, da settant’anni.
Sull’energia il caso più evidente è danese. Il depuratore di Marselisborg, ad Aarhus, produce più energia di quanta ne consumi. Trenta per cento in più di elettricità, settantacinque in più di calore, dal biogas dei fanghi. Abbastanza da coprire il ciclo idrico di una città di duecentomila abitanti. Un impianto che alleggerisce la bolletta invece di gonfiarla.
In Italia il riferimento resta Milano. Il depuratore di Nosedo lavora dal 2003. Nel 2025 i due impianti gestiti dalla municipalizzata MM hanno trattato 241,7 milioni di metri cubi. Cinquantuno sono andati all’irrigazione. Il 21 per cento sull’anno, il cento per cento durante la stagione irrigua.
L’acqua di Nosedo alimenta una novantina di aziende agricole, quattromila ettari, mais e foraggio.
Oltre Milano e pochi altri impianti, il Paese è fermo. L’Italia riusa solo il quattro per cento delle sue acque depurate, a fronte di un potenziale di nove miliardi di metri cubi l’anno.
Il Mezzogiorno, dove la siccità morde più spesso e più duramente, ha le reti più vecchie e i depuratori fermi al trattamento di base. Manca il passaggio che rende l’acqua riusabile. Uno spreco inaccettabile…PINO BRUNO

 

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