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La qualità dell’aria in Italia durante il lockdown

In un contesto così drammatico, scandito dal rapido succedersi degli esiti sanitari, e dalla febbrile ricerca di soluzioni atte almeno a contenere e gestire l’afflusso dei pazienti nelle strutture di cura, il tema dell’inquinamento atmosferico si è rivelato strategico, sia pure a latere dell’elemento principale che è stato la diffusione del virus Covid-19, per due sostanziali motivi.
Il primo, riguarda le ipotesi di possibili relazioni tra esposizione all’inquinamento atmosferico e suscettibilità all’infezione, oggi oggetto di diversi studi e approfondimento da parte della comunità scientifica internazionale.
Il secondo legato al fatto che, oggettivamente, la situazione che si è venuta a creare, ha stimolato l’interesse di addetti ai lavori e non, riguardo agli effetti che una riduzione estesa a diverse sorgenti antropiche e generalizzata sul territorio nazionale, potesse avere sulla qualità dell’aria. Tale interesse non rappresenta una mera curiosità. In realtà l’Italia, come gli altri stati membri dell’Unione Europea, è impegnata nell’intraprendere azioni efficaci atte a ridurre le emissioni dei principali inquinanti ed in particolare quelle del materiale particolato e dei suoi precursori (ammoniaca, composti organici volatili, ossidi di azoto).
La relazione tra riduzione delle emissioni (“la quantità” di un dato inquinante rilasciato in atmosfera in un dato periodo di tempo e in una data area) e la corrispondente riduzione delle concentrazioni (la quantità di un certo inquinante rilevabile in un dato volume d’aria in un dato luogo e momento o periodo) non è semplice né intuitiva.
Gli inquinanti, emessi in atmosfera dalle varie sorgenti, si diluiscono e vengono trasportati a medie e lunghe distanze. Alcuni di essi reagiscono chimicamente tra loro o con gli elementi presenti già nell’aria (ossigeno atomico e molecolare, idrogeno, azoto) per formare nuovi inquinanti e tali reazioni possono essere favorite o sfavorite dalle diverse condizioni meteo-climatiche.
Il nostro Paese è caratterizzato da un’orografia complessa e possono essere individuate diverse zone climatiche, dove, a seconda del periodo stagionale, si possono verificare condizioni molto favorevoli all’accumulo e alla formazione in atmosfera degli inquinanti, come nel caso ad esempio del bacino padano e di alcune zone del centro-sud del Lazio nel periodo invernale, e condizioni che generalmente favoriscono la dispersione e riducono la possibilità di formazione di inquinanti secondari, come nel caso delle zone costiere.
Il periodo di marzo è solitamente meno favorevole all’accumulo degli inquinanti rispetto ai mesi di gennaio e febbraio, quando si verificano spesso condizioni di inversione termica a bassa quota e stabilità atmosferica…https://www.snpambiente.it/